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Cinque Terre

Cinque Terre, cinque giorni: se provate a leggere online suggerimenti su come visitare questa splendida parte dell’Italia troverete pareri contrastanti. C’è chi dice che si visitano in un giorno, chi dice in tre, chi dice che bisogna tornarci più volte.

Non so quale sia il modo (o la tempistica) migliore per godersi questo luogo, ma sicuramente ho avuto tempo a sufficienza per apprezzarlo davvero. In 5 giorni (e 140km su e giù per scalinate e sentieri) è stato possibile vedere Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore in momenti della giornata diversi e apprezzarne sia la bellezza paesaggistica sia i lati più intimi.

Quello che mi ha colpito di più di questo luogo è come sia impossibile scindere la bellezza dell’ambiente da quella delle opere dell’uomo: nella maggior parte dei luoghi che ho visitato fino ad oggi una cosa esclude (o quasi) l’altra; ho visto luoghi magnifici nei quali l’uomo e il suo lavoro sono quasi totalmente assenti e ho visto città dove è la natura a sparire e l’operosità umana diventa il centro del fascino dei luoghi.
Alle Cinque Terre non esiste una cosa senza l’altra: la luce e gli scogli di Manarola al tramonto diventano la tela su cui le case colorate e ammassate del piccolo paese diventano un quadro disegnato davanti ai propri occhi. La natura rigogliosa, con fiori e vitigni diventa il coronamento della colossale opera di terrazzamento svolta da generazioni di coltivatori di cui è molto facile percepire fatica e dedizione. Persino il vino entra in questo rapporto tra bellezza naturale e opera dell’uomo: è (credo) difficile assaggiare lo sciacchetrà e non rimanere rapiti dal suo sapore dolce e liquoroso ma è impossibile non apprezzarne ancora di più ogni sfumatura dopo che si sono visitati i luoghi dove viene prodotto.

Come detto prima la mia visita alle Cinque Terre si è sviluppata in una serie di lunghe passeggiate tra i sentieri più classici (il sentiero Verde-Azzurro), fino a quelli un po’ meno turistici quali l’alta via delle Cinque Terre (AV5T) e il lungo sentiero fino a Portovenere, senza dimenticare la grandiosa scalinata che porta a Monesteroli.

Visitare le Cinque Terre in questo modo, raggiungendo sempre i piccoli paesi a piedi, è un’esperienza altamente gratificante: c’è un senso di conquista che si somma alla bellezza unica di ciascun luogo. Molte persone mi hanno chiesto quale delle Cinque Terre sia la mia preferita: non so rispondere con certezza, ma credo che Vernazza e Manarola siano le due che più di tutte incarnano l’essenza di questa zona. I colori, la natura, il rumore del mare e quello dei treni, il senso di tranquillità e di “stretto ma non opprimente (sono sicuro che esistono parole migliori per esprimere il concetto)” che si percepiscono nelle loro vie sono la cartolina che ci si riporta a casa sul treno di ritorno.

Una volta raggiunti i singoli paesini la visita non richiede molto tempo (parliamo di spazi in media piccoli), ma credo che il modo migliore per goderseli sia seguire il consiglio che ho visto su alcuni siti esteri di presentazione delle Cinque Terre. All’estero le persone vedono gli italiani come gente che sa prendere la vita con calma, che ama le panchine, il vino, il gelato e il buon cibo. Le Cinque Terre sono un posto perfetto per tutto questo ed è quasi ironico che sia il luogo dove, più di ogni altro, ho visto gli italiani tradire questa immagine di loro stessi. Questa è stata la mia prima vacanza in un mondo post-pandemia (cosa che potrebbe aver modificato le abitudini degli italiani), ma più di ogni altra occasione ho notato come le persone facciano sempre più fatica a staccarsi dal loro lavoro. Ho sentito un sacco di persone al telefono con clienti e colleghi a parlare di lavoro, ho persino visto persone con il laptop sulle gambe fare videochiamate con l’ufficio direttamente dagli scogli. Non dico che sia una cosa negativa in assoluto, ma credo che sia comunque un indice di come poter portare il lavoro sempre con sé ha come conseguenza quella di rendere sempre più difficile lasciare tutto alle spalle.

Da informatico non perdo mai occasione per sottolineare come sia incredibile che in alcuni ambiti vengano ancora utilizzati i FAX, ma mentre ero sugli scogli di Vernazza ascoltando i deliri di onnipotenza di una manager che in videochiamata sembrava che dovesse salvare il mondo a colpi di percentuali e file Excel, non ho potuto non pensare a come a volte mi piacerebbe fare esperienza del mondo(non molto lontano nel tempo) in cui i documenti erano spediti solo con i fax e chiudersi la porta dell’ufficio alle spalle significava rischiare di ‘annoiarsi’ seduti su uno scoglio con i propri pensieri.

PS fotografico: in questa vacanza avevo al seguito solo la reflex (ho lasciato la piccola mirrorless a casa) e mi sono ritrovato a usare molto di più la fotocamera dello smartphone: la cosa mi ha stupito sia in positivo che in negativo… Credo dica qualcosa su come sia cambiato il mio approccio alla fotografia: qualcosa su cui riflettere

Escursione in alben

Era da un po’ che non andavo in Alben, almeno non zaino in spalla con l’obiettivo di passare una giornata tra i sentieri della ‘mia montagna di casa’.

Ecco quindi che sfruttando la combinazione miracolosa tra giornata di ferie (grazie San Gottardo) e la giornata di sole, ho messo un paio di panini nello zaino e mi sono incamminato.

Sono partito da Serina, prendendo il sentiero direttissimo (502 CAI) che porta prima sulla pista di Valpiana e poi su, dritto per dritto, fino al passo Sapplì. Ho visto spesso questa piccola radura, ma credo che tra tutte questa sia stata la volta in cui l'ho vista con l'abito migliore: un abito fatto di macchie di neve, tappeti di fiori ed una luce limpidissima.

Non ho potuto non sedermi per godermi un attimo la tranquillità e la bellezza di questo luogo: è stato proprio in quel momento di assoluto silenzio, interrotto solo dal canto degli uccelli, che ho sentito un rumore di passi proveniente da dietro una roccia; prima ancora che potessi capire cosa stesse accadendo a fianco a me, non più di 5 metri, sono passati due caprioli alla velocità della luce che, probabilmente giocando, si stavano inseguendo l'un l'altro.

Tra l'altro proprio al passo Sapplì ho trovato un messaggio che mi è piaciuto particolarmente e che riporto qui:

A te che passi da questo luogo immerso nella natura, auguro di poter trovare un punto di incontro, di riposo e di libertà dalla tua mente e dal tuo cuore... Lasciali andare per le tue montagne e ricorda che qui puoi sempre ritornare!

Mi sono rimesso in cammino nel tratto pianeggiante che unisce il passo Sapplì alle casere: prima di arrivarci ho deviato verso la croce di Cornalba, dove mi sono fermato per pranzo. La vista da questa vetta non delude mai!

Infine ho raggiunto le casere dal quale si gode della vista delle altre due croci dell'alben: quella di Oltre il Colle e quella più alta di tutte (qualcuno la chiama 'di Zogno'): ammetto che per un attimo ho pensato di raggiungerne almeno una, ma poi il buonsenso mi ha fermato... Non avevo idea di quanta neve avrei trovato e se il meteo avrebbe retto fino a sera, quindi ho deciso di rientrare scendendo a Cornalba attraverso il sentiero dei Valloni.

A proposito di Valloni... E' una delle prime volte in vita mia che vedo dell'acqua scorrere in Alben: di solito è una montagna piuttosto avara di acqua (soprattutto paragonata a quelle dell'alta Valle Brembana che hanno acqua, fiumi e laghi ovunque). Questa volta cascatelle e pozze di acqua limpidissima mi hanno fatto compagnia praticamente fino al rientro a Cornalba (e al successivo rientro a Serina attraverso il sentiero H02)

Io e la montagna abbiamo un rapporto altalenante: chissà che questa uscita primaverile non sia la prima di tante per quest'anno!

Fiamme di neve

Il profilo del monte Alben in valle Serina sferzato dal vento invernale che solleva la neve

Ammetto che volevo intitolare questo articolo "snow flames", ma mi sono reso conto che era uno di quei classici casi in cui si usa l'inglese senza motivo, solo perché 'fa figo'. Quindi ecco un po' di orgoglio italiano in questo ossimoro che ben descrive la prima cosa a cui ho pensato quando ho visto la scena che ho fotografato mentre stavo andando al lavoro.

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