tecnica & approfondimenti

Parliamo ora di alcune delle logiche di funzionamento dell’autofocus. Iniziamo dalle due più diffuse, l’autofocus singolo (AF-S) e l’autofocus continuo (AF-C). La differenza tra queste due logiche consiste nelle tempistiche e nelle modalità di intervento degli algoritmi di messa a fuoco. Con l’autofocus singolo, quando premiamo il pulsante di scatto a metà corsa avviamo la messa a fuoco nel punto che abbiamo selezionato, una volta che il punto è a fuoco la procedura si interrompe. Se il soggetto si sposta in avanti o indietro in una zona esterna alla profondità di campo, risulterà sfocato.

L’autofocus continuo invece, come suggerisce il nome, effettua la messa a fuoco in maniera continuativa quindi, una volta messo a fuoco un punto, fino a quando il pulsante di scatto risulterà premuto a metà corsa la fotocamera continuerà a valutare il fuoco su quel punto. Qualora il soggetto si avvicini o si allontani (rimanendo nella zona di copertura del punto selezionato) la fotocamera rivaluterà il fuoco considerando la nuova posizione del soggetto. In base a quanto detto possiamo stabilire i due scenari principali di utilizzo dell’autofocus singolo e continuo.

Autofocus singolo e autofocus continuo visto attraverso il mirinoQuello singolo è quello più naturale da utilizzare nel momento in cui siamo davanti a scene statiche, dato che la procedura viene portata a termine solo una volta (panorami, foto di gruppo, di oggetti etc). In questo modo evitiamo che il sistema di messa a fuoco intervenga ancora dopo aver messo a fuoco il nostro soggetto. Tutte le volte che invece abbiamo davanti un soggetto che si avvicina o si allontana dobbiamo ricorrere all’autofocus continuo. Facciamo un esempio: dobbiamo fotografare un atleta che corre i 100 metri. Ci troviamo oltre la linea del traguardo, esattamente di fronte a lui. Ipotizziamo di avere scelto l’autofocus singolo. Una volta iniziata la gara premiamo il pulsante di scatto a metà corsa per mettere a fuoco sul punto che corrisponde alla posizione del corpo del corridore e una volta che sentiamo il segnale acustico della procedura di autofocus completato (o vediamo la conferma nel mirino) premiamo completamente il pulsante per scattare la fotografia. La riguardiamo e con buona probabilità sarà sfocata. Perché? Differenze autofocus singolo e autofocus continuoAnalizziamo cosa è successo. Nel momento in cui abbiamo premuto il pulsante di scatto a metà corsa la fotocamera ha messo a fuoco il corridore alla distanza in cui si trovava (supponiamo a 120 metri dalla nostra fotocamera). Tra l’istante in cui la macchina fotografica completa la focheggiatura e quello in cui diamo il comando di scatto vero e proprio passa un centro intervallo di tempo. Per quanto questo intervallo possa essere piccolo, in questo tempo il corridore nel frattempo si sarà spostato verso di noi, quindi la distanza tra l'atleta e la fotocamera sarà inferiore rispetto a quella tra il piano di fuoco e la fotocamera. Questa è la ragione per la quale la fotografia risulta sfuocata.

Come risolvere questa situazione? Ovviamente selezionando l’autofocus continuo. Facciamo coincidere la posizione dell'atleta con uno dei punti di messa a fuoco e teniamo premuto il pulsante a metà corsa. In questo modo, la fotocamera continua a rivalutare costantemente il piano di fuoco: dato che il corridore si avvicina a noi, si avvicinerà anche il piano di fuoco, in modo da mantenere il corridore nella zona della profondità di campo. Quando premeremo completamente il pulsante di scatto il soggetto sarà correttamente nitido.

Autofocus trackingC’è un’ulteriore modalità presente soprattutto sulle fotocamere di medio-alto livello ed è la modalità tracking. In realtà è un’evoluzione in termini di “intelligenza” dell’autofocus continuo, dato che ne potenzia le possibilità. Vediamo subito come agisce per capire in quale situazione potrebbe tornare utile. Torniamo all’esempio dell'atleta che corre verso di noi. Dato che corre nella nostra direzione, il corridore rimarrà sempre allineato con uno dei punti di messa a fuoco e quindi l’autofocus funzionerà alla perfezione. Supponiamo ora che per un motivo ignoto, l'atleta cambi corsie man mano che si avvicina al traguardo. Facendo questo non sarà più allineato con il punto che avevamo selezionato quindi in quel momento la fotocamera perderà "l'aggancio" al soggetto, perdendo completamente la possibilità di uno scatto a fuoco. Attivando la modalità di tracking la fotocamera cambierà autonomamente il punto di messa a fuoco a seconda dei movimenti del soggetto che abbiamo scelto, a prescindere dai suoi spostamenti. Tutte le volte che il soggetto si sposta, la fotocamera selezionerà un nuovo punto di messa a fuoco. La tecnologia fa passi da gigante quindi tutte le volte che vengono rilasciate nuove fotocamere le prestazioni dell’autofocus risultano migliorate. 

Un'ultima parola su questo discorso riguardante le tempistiche della messa a fuoco e quelle dello scatto vero e proprio. Dato che, come abbiamo visto, l'operazione di messa a fuoco può durare un tempo più o meno lungo, potremmo trovarci in due situazioni. Potremmo volere che la fotocamera scatti anche se non ha completato l'operazione di messa a fuoco (priorità di scatto, qui il termine "priorità" non è da confondere con le modalità della fotocamera, qui stiamo parlando esclusivamente di messa a fuoco) oppure potremmo volere (soluzione generalmente preferita) che la fotocamera scatti solo a partire dal momento in cui l'operazione di messa a fuoco è conclusa con successo (priorità di fuoco). La priorità è un parametro selezionabile nelle impostazioni della fotocamera, tenendo ovviamente conto che i nomi possono variare a seconda della marca della vostra macchina fotografica.

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