scatti & backstage

La testardaggine premia. Questa fotografia è la seconda versione di una realizzata a fine estate che però, nonostante avesse avuto notevole successo sui social network (mai fidarsi dei social network), non mi aveva mai convinto, né in termini di qualità dell'immagine, né in termini di composizione: ecco il motivo per la quale non è mai apparsa qui. 

Mi si è presentata l'occasione di riscattare la stessa fotografia in una sera autunnale, con un cielo terso e soprattutto con qualche nozione tecnica in più. Le nozioni tecniche le ho apprese da una delle magnifiche community di Google Plus sulla fotografia, in particolare una dedicata alla fotografia notturna. Parlando con uno degli iscritti sono venuto alla conoscenza della tecnica del "Median stacking" parola che suona come una cosa molto "supertecnica" ma che in realtà è molto semplice da spiegare. Si tratta di una tecnica di riduzione del rumore che ha come scopo quella di intervenire agendo su una delle caratteristiche fondamentali del rumore stesso: la sua casualità.

Il rumore infatti non ha dei "pattern" costanti e quindi anche scattando due fotografie in sequenza il rumore presente nelle due fotografie sarà diverso. Il Median Stacking (chiamato anche Exposure stacking) agisce su questo analizzando più immagini dello stesso soggetto (allineate perfettamente) pixel per pixel e "scegliendo di utilizzare" per l'immagine finale solo il valore del pixel che viene riscontrato più volte nella serie. Dato che il rumore è casuale, mentre il valore corretto è costante, superano questa "scelta" solo i pixel non contenenti rumore. Ovviamente per massimizzare l'efficacia di questo metodo di riduzione del rumore sono necessari un gran numero di immagini dello stesso soggetto in modo da fornire al software un set di dati sui singoli pixel ampio (e quindi un rapporto segnale/rumore il più vantaggioso possibile). 

Non sto a spiegare passo per passo la tecnica, basta cercare con Google "Median Stacking" e i risultati sono molteplici, ma a grandi linee il procedimento è questo:

  • Scattare più fotografie dello stesso soggetto
  • Importarli in Photoshop come livelli
  • Allineare i livelli
  • Convertire i livelli in uno smart object e fondere i livelli tramite Median.

Andando nel dettaglio di questa fotografia, essa è realizzata partendo da un set di 10 fotografie scattate in sequenza tramite l'intervallometro integrato nella Kr (f/2.8, 13s, ISO 4000, 70mm). Come potete vedere la scelta di ISO 4000 può sembrare piuttosto estrema, ma il Median Stacking ha ripulito tutto e mi ha permesso di ottenere un buon numero di stelle nonostante i soli 13 secondi permessi dalla focale utilizzata ( valore calcolato con la regola del 600 per non incappare nel problema della scia delle stelle). La parte complessa (e anche quella che mi ha dato più soddisfazione) è stata quella in camera chiara dove l'ostacolo più grande è stato quello di riallineare le stelle. Infatti, fotografate a 70mm, le stelle tendono a spostarsi molto velocemente. Dato che gli algoritmi di allineamento automatico non hanno avuto successo (problema che non avevo considerato), ho dovuto agire manualmente (qui arriva il bello). 

Prendendo come riferimento una delle stelle ho iniziato a calcolarmi le sue coordinate cartesiane nelle varie fotografie, andando a poi dedurre la posizione del Polo Nord celeste che, ovviamente, sarebbe stato il centro di rotazione dei vari livelli. Contro ogni più rosea aspettativa il sistema ha funzionato e dopo un po' di calcoli e parecchie decine di minuti spesi a ruotare i livelli e fare piccoli aggiustamenti in termini di traslazione ho potuto metter in pratica il Median Stacking.

Non sarà una fotografia bella in termini assoluti, ma posso giurarvi che vederla finita continua a darmi una soddisfazione davvero grande!

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