tecnica & approfondimenti

Quando si scatta una fotografia utilizzando il flash, soprattutto se si parla di fotografia in studio, il tempo di sincro flash (detto anche tempo di sincronizzazione) è un elemento fondamentale da conoscere, sia nel suo valore, sia nelle implicazioni che esso comporta. Scopriamo insieme i segreti di questo numero spesso "oscuro”.

 

Come funziona l’otturatore di una macchina fotografica?

Nelle fotocamere con otturatore meccanico (quelle che fanno un bel “click” reale quando si scatta la fotografia) normalmente il sensore viene protetto dalla luce da un componente (l’otturatore) che si apre lasciando passare la luce solo per il tempo di esposizione impostato, per poi richiudersi una volta che tale tempo si è concluso. Immaginatelo come una tapparella che sale e scende davanti ad una finestra lasciando passare la luce o bloccandola, una tapparella molto veloce ad aprirsi ed a chiudersi: è in questo movimento che dobbiamo indagare sul concetto di sincro flash.

Supponiamo quindi che per scattare una determinata fotografia abbiamo impostato un tempo di scatto di 5 secondi: la nostra tapparella si apre (ipotizziamo in un secondo), resta aperta per 5 secondi ed infine si richiude. Sulla carta l’idea è buona, ma se ci pensiamo meglio ed immaginiamo la dinamica della tapparella che sale e che scende è facile capire che la parte bassa della finestra (o fuori dalla metafora, la parte bassa del sensore), prenda luce per un tempo superiore rispetto alla parte alta. Questo perché, per quanto la tapparella possa essere veloce a salire e scendere (abbiamo ipotizzato un secondo ad aprirsi ed uno a chiudersi), inizierà sempre a sollevarsi lasciando passare la luce in basso e concluderà il ciclo di chiusura ancora in basso, quindi volendo fare un conto “a spanne”, la parte superiore della finestra prenderà luce per 5 secondi mentre quella inferiore ne prenderà circa 7.

Questo ovviamente è un problema che non possiamo permetterci di avere: il sensore deve essere colpito dalla luce in modo uniforme perché, se così non fosse, ci ritroveremmo con delle immagini con un’esposizione non omogenea. Per risolvere la questione quindi i progettisti delle macchine fotografiche hanno pensato ad un meccanismo che non utilizza solo una “tapparella” (che forse è meglio iniziare a chiamare con il suo nome corretto: “tendina”), ma due.

Torniamo per un secondo all’esempio della finestra e della tapparella: immaginatevi finestra con due tapparelle, una montata in alto ed una in basso. Quella in alto (come una tapparella normale) è chiusa, bloccando il passaggio della luce, mentre quella in basso è completamente avvolta su sé stessa. Quando scattate la fotografia la sensoretapparella in alto si apre lasciando passare la luce (partendo dal basso) ed al termine del tempo di scatto la tapparella in basso va a chiudersi, partendo dal basso in modo che l’esposizione sia uniforme.

Sostituite nell’esempio mentale le tapparelle con le tendine, il sensore con la finestra e siete a posto, avete capito come funziona l’otturatore di una macchina fotografica. Per capirlo meglio, ecco un video che mostra quanto appena detto (la parte interessante dura circa 5 secondi):

Cosa è il sincro flash (o tempo di sincronizzazione)? Capiamolo insieme

Se siete particolarmente “veloci di mente” una domanda che potrebbe sorgere è: come è possibile che si possano impostare tempi di scatto incredibilmente brevi, quali ad esempio 1/4000 di secondo? Questa è una domanda più che lecita poiché è naturale pensare che per quanto possa essere veloce il movimento della tendina è improbabile che possa essere tanto veloce da durare così poco. La soluzione che i progettisti hanno dato a questa problematica è molto semplice e molto elegante: per tempi di scatto lunghi (tipo i 5 secondi dell’esempio di cui abbiamo parlato prima) la prima tendina si alza, lascia esposto il sensore in maniera completa per circa 5 secondi (in realtà un po’ meno), poi si attiva la seconda tendina che va a chiudere.

In caso di tempi di scatto brevi (per esempio 1/4000s, come dicevamo) la questione è leggermente diversa: la prima tendina inizia a salire, ma la seconda inizia ad inseguirla una frazione di secondo dopo. Il movimento quindi è quello di una “feritoia” che si sposta, senza mai esporre il sensore in maniera completa come nel caso precedente.

Eccoci quindi arrivati a definire cosa sia a livello meccanico il tempo di sincro-flash: tale tempo è il tempo minimo nel quale la dinamica che si ha è quella del primo esempio ossia, la situazione che almeno per un istante espone il sensore nella sua interezza.

Cosa c’entra il flash con tutto questo? La risposta in questo caso è molto semplice: dato che il flash illumina per un tempo molto molto molto breve (meno di 1/20000 di secondo) è fondamentale che venga attivato solo quando il sensore è esposto in modo completo, perché se così non accade, il sensore riceverà la luce riflessa dalla scena solo nell’area della “feritoia” generata dal movimento contemporaneo delle due tendine “che si inseguono”. Ecco cosa intendo (la parte interessante dura circa 5 secondi):

La conclusione, quindi, è che quando si scatta una fotografia usando un flash, è possibile impostare un tempo di scatto non inferiore al tempo di sincro-flash, per evitare che solo una parte dell’immagine riceva la luce riflessa del flash.

Condividi!

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Altri articoli

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8