pensieri & parole

Entrate in una gelateria: una schiera di 50 gusti si presenta davanti a voi. Nemmeno se un camion di frutta, sciroppi e creme si fosse ribaltato sulla neve davanti a voi vi trovereste con una possibilità di scelta così ampia di gelato. A questo punto se siete come me (appartenenti al gruppo "fantasia mancante"), al momento di ordinare, pur avendo a disposizione una scelta sterminata, sceglierete sempre tra una rosa di 4-5 gusti: panna e cioccolato per intenderci. Se invece siete nel gruppo delle "papille impavide" ogni volta che entretete in una gelateria proverete sempre qualcosa di diverso ed un giorno questa vostra piccola perversione vi porterà a fare accostamenti tipo basilico e noci del madagascar, o wasabi e puffo (per carità, fermatevi prima).

Ma la verità è che tutti, in fondo in fondo, davanti a quei 50 gusti siamo sempre in difficoltà. Si perché se siete nel gruppo delle "papille impavide" prima passerete una certa quantità di tempo a scegliere il vostro gelato, stando un po' a mollo nel dubbio. Ma anche quando avrete acquistato il gelato probabilmente questo dubbio non si sarà completamente dissolto: un po' di dubbio/curiosità sugli altri gusti che non avete acquistato vi sarà rimasto. Ed ecco il motivo perché appena superata la soglia dell'uscita della gelateria spessissimo si assiste alla scena di tutti che leccano il gelato di tutti. Mariti che assaggiano il gelato delle mogli, mamme che assaggiano il gelato dei figli, fratelli che assaggiano il gelato delle sorelle, ragazzi che assaggiano il gelato della fidanzata. Ma non è finita: se fate parte del gruppo delle "papille impavide", se siete onesti con voi stessi e ci pensate bene (ma bene bene bene) saprete può capitare che anche dopo aver finito il gelato, un piccolo dubbio sul fatto di non aver scelto i gusti migliori vi resta. Sissignori, non voglio far sembrare la questione più grave di quanto sia veramente, ma stiamo parlando di insoddisfazione. Una dose piccola, minuscola, ma pur sempre di insoddisfazione stiamo parlando. 

Non pensate che quelli del gruppo "fantasia mancante" se la passino meglio. Qui posso parlare per esperienza e le cose vanno esattamente così: quando sono lontano dalla gelateria so già che i gusti che farò mettere nel mio cono saranno scelti nella rosa di quei soliti quattro o cinque, ma immancabilmente quando mi trovo davanti a tutte le vaschette è come se il mio cervello si dimenticasse del passato e iniziasse a scorrere tutti i cartelli posti davanti alle vaschette di gelato. Malaga, puffo, pistacchio, liquirizia, cassata, mela verde, torrone... Li guardo tutti, ma poi: "per me un cono medio panna e cioccolato, grazie!". Cosa è successo? In quel minuto d'attesta ho veramente valutato la possiblità di scegliere qualcosa di diverso, ma, alla fine, il conosciuto prende il sopravvento sull'ignoto ed ecco panna e cioccolato. Nonostante fossi entrato in gelateria con delle certezze, mentre ero davanti ai 50 gusti, anche a me è toccato stare a mollo nel dubbio, esattamente come se fossi una "papilla impavida". Comunque sia, esco dalla gelateria e mentre mangio tranquillamente il mio gelato il pensiero torna dentro e mi chiedo: "ma perché non ho preso melone e ananas, magari non sarebbero stati un cattivo abbianamento". Ta-ta-ta-taaaaaa. Chiamiamolo come vogliamo, ma se il le papille impavide fuori dalla gelateria provano insoddisfazione, le fantasie mancanti provano rimpianto. Insignificante, leggerissimo ma pur sempre un rimpianto.

50 gusti dovrebbero significare il paradiso per chi vuole un gelato, non certo insoddisfazione o rimpianti. Il problema è che avere un ampio ventaglio di scelte implica necessariamente un aumento delle aspettative. Se invece di entrare in una grande gelateria entrate in un piccolo bar di paese, di quelli con la gazzetta dello sport e il giornale locale appoggiati sul frigor dei gelati e il tavolino di anziani che bevono il loro "bianchino" mentre giocano a carte, sapete in anticipo che la scelta che avete in termini di gelato sarà limitata: non metterete in alto l'asticella delle aspettative. Mottarello, cono classico, cucciolone e se vi va proprio bene bene potrete anche comprare un croccantino. Gelati semplici, che più semplici non si può. Si ok, magari non saranno i gelati più buoni del mondo in assoluto, ma bene o male non rischiate di comprare qualcosa che non vi piace. Ma anche se doveste scoprire, dopo averlo comprato, che il cucciolone non vi soddisfa pienamente, potete sempre dare la colpa alla barista: "quel disastro di una barista, che più che una barista sembra il fiaschetto del monopoli, poteva offrire un po' di scelta in più, lo sanno tutti che il MaxiBon è più buono!"

Con davanti i 50 gusti della gelateria i meccanismi mentali che si innescano sono diversi. 50 gusti ci portano a pensare che lì, fra tutti quei kilogrammi di gelato c'è la combinazione perfetta, quella che più buona non si può, altro che cucciolone. Acquistiamo puffo e malaga ma mentre lo mangiamo c'è qualcosa che non va... Si, in fin dei conti non sono male, anzi, nulla da dire... Ma diamine, lì tra quei 50 gusti c'era la combinazione perfetta, questa non è perfetta! E non potete nemmeno prendervela con qualcuno (come con la barista di prima). Il gelataio ha fatto bene il suo lavoro, vi ha offerto 50 gusti, siete stati voi a sbagliare, a non scegliere la combinazione giusta. Riepilogando, con i 5 gelati del bar di periferia è più facile rimanere soddisfatti. Siamo d'accordo, magari il gelato non sarà il migliore in assoluto, ma non c'è il problema della scelta fra 50 gusti e tutte le conseguenze che esso comporta.

Questo paradosso trova la sua spiegazione in una sorta di assioma che aleggia nelle nostre menti ma che non si adatta perfettamente alla realtà: siamo tutti (giustamente) convinti che la libertà sia un valore, un valore di quelli grandi, di quelli che schiudono le porte per la felicità. Siamo anche certi che la libertà significhi possibilità di scegliere, giusto no? Questo ci porta a concludere che la possiblità di scelta è la base della libertà e, estendendo il concetto, la base della felicità. La questione è che questo è vero solo entro certi termini: avere più possibilità di scelta non significa avere più libertà e di conseguenza più felicità. Troppe possibilità restituiscono il risultato contrario: complicano la scelta e "riducono la quantità di felicità" che si può raggiungere come effetto di quella scelta.

Ecco il significato della vignetta in alto: i pesci dentro nella boccia possono essere quello che vogliono, ovviamente con dei compromessi, ma sono nella condizione di fare scelte che li portano ad essere soddisfatti senza troppe difficoltà: dentro nella boccia del bar che offre solo 5 gelati, si può benissimo essere convinti che il mottarello sia buonissimo e stop. Nessun dubbio nella scelta, niente paragoni, niente errori nello scegliere. Ma se decidete di rompere la boccia del bar per grande oceano della gelateria con 50 gusti beh... Avete visto come va a finire. Può essere una conclusione che non piace, ma tutti abbiamo bisogno di un qualcosa che limiti la nostra possibilità di scelta, che non ci faccia perdere negli infiniti "se" e "ma" che l'elevato numero di scelte implicano. Abbiamo bisogno di una boccia.

Vi lascio con questo monologo tratto dal film "Nuovo cinema paradiso", un film indimenticabile e dal fascino immenso (l'ho già citato in un altro post, scusate la poca fantasia ma adoro questo film). Se non l'avete visto vi suggerisco di non guardare il monologo ora (in fin dei conti è il finale :P) ma di starci molto attenti guando guarderete il film. Ma se l'avete già visto, beh... Riguardate il finale e ascoltate bene la parte sugli 88 tasti del pianoforte.

 

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