scatti & backstage

Eccola qui! La sera durante la quale fotografato la lepre del post precedente in realtà ero impegnato a tentare questo scatto senza però particolare successo visto che ero solo (per uno scatto come questo serve almeno un "assistente" che corra su e giù con una torcia in mano mentre uno resta dietro alla macchina fotografica). Ma già quella sera, una volta tornato a casa, ho visto il risultato e, anche se non era particolarmente buono, ho capito che questo luogo aveva un buon potenziale per essere fotografato con questa tecnica. Quindi ieri sono tornato in loco con i "rinforzi" (ringrazio Mr Cortinovis Senior), determinato ad applicare quanto appreso durante il primo tentativo per cercare di ottenere qualcosa di buono.

 

Facciamo subito un po' d'ordine: per chi non è del luogo, il soggetto che vedete fotografato è la Cattedrale Vegetale (detta anche Cattedrale Verde) situata sul monte Arera (a circa 1400m s.l.m), nel comune di Oltre il Colle (provincia di Bergamo). L'idea di base dietro a questo progetto è semplice: realizzare una struttura che abbia l'apparerenza di una cattedrale a 5 navate utilizzando solo degli alberi. Quando dico alberi, intendo alberi in senso letterale, non sto parlando di una cattedrale costruita in legno ma proprio di una struttura di alberi (faggi in questo caso: Fagus Sylvatica), con il loro fusto, con le loro foglie, con il loro ciclo vitale durante l'anno. Questo porterà, ad opera completata (anche se defire "completata" un'opera in continuo divenire mi riesce un po' difficile), ad una cattedrale che avrà una copertura verdeggiante in primavera e in estate, in autunno si accenderà con mille sfumature di rosso, giallo ed arancione per poi andare a lasciar vedere il cielo durante il lungo inverno.

Devo dirvi la verità, quest'opera inaugurata nel 2010 non mi ha mai particolarmente colpito per il suo senso di perenne incompiutezza... Passare e vedere praticamente solo i pali che aiutano i faggi a crescere è un qualcosa che trasmette, in un certo sento, un po' di delusione: si legge "cattedrale vegetale" e si vedono solo una serie di legni tenuti insieme da chiodi e corde. Ma da quando, qualche sera fa, ho trascorso un po' di tempo tra le grandi "colonne" in attesa del tramonto ho rivalutato l'intera opera. E' necessario mettersi nell'ottica giusta per apprezzarla: non bisogna guardarla cercando di vedere qualcosa che non è ancora realizzato: infatti osservandola come un qualcosa in divenire acquista subito una magia davvero particolare. Il fatto di pensare ad un'opera che è solo impostata dall'uomo ma che è realizzata dalle forze della natura è un po' come riscoprire il legame fra noi e il mondo: il successo sta nell'armonizzare le esigenze di questi due poli apparentemente opposti miscelandole come alla ricerca di un'alchimia perfetta. Vista in quest'ottica la cattedrale, aiutata dalla luce della prima serata, acquisisce un valore tutto diverso e il senso di incompiutezza lascia il posto alla meraviglia per una struttura che, impostata dall'uomo, si sviluppa, cresce e cambia nel tempo mossa dalla natura: l'acqua, il Sole, il vento, la neve sono i silenziosi costruttori di un qualcosa che non sarà mai compiuto nel senso stretto del termine, ma sarà semplicemente qualcosa in uno stato di perenne mutamento. Per chi volesse altre notizie riguardanti la cattedrale vegetale (numeri, progetto, autore...) QUESTO è il sito ufficiale. 

Qualche parola sulla realizzazione di questa fotografia: la tecnica che ho utilizzato è quella del light painting. Detta in parole povere consiste nel realizzare fotografie con tempi di esposizione lunghi e illuminare i soggetti con "pennellate" di luce provenienti da torce più o meno potenti (anche flash volendo). A seconda dei parametri di scatto e della potenza delle torce si può miscelare la luce dell'ambiente e quella artificiale a seconda del risultato che si vuole ottenere. Si possono anche usare gelatine per colorare la luce e creare effetti particolari, ma quando ho visto l'effetto della luce della mia torcia sui colori della cattedrale e dell'ambiente circostante ho preferito non utilizzare altri colori e lasciare tutto "al naturale". Per non dover fare un'esposizione lunghissima (che rendeva difficoltoso esporre correttamente l'ambiente, infatti sarebbe servita una torcia incredibilmente potente) ho deciso di suddividere l'esposizione in tante piccole sottosezioni e fonderle in postproduzione. Le colonne sono state illuminate una riga alla volta con un doppio passaggio: il primo da destra a sinistra e il secondo da sinistra a destra (ognuno di questi passaggi dalla durata di 20 secondi ad ISO 500 e f/5.6). Davanti al computer ho poi fuso le varie immagini con un metodo di fusione basato sulla luminosità e ho corretto luci, ombre, curve etc. Purtroppo a 18mm e a f/5.6 il mio 18-55 non brilla per qualità ma nonostante questo il risultato mi lascia comunque soddisfatto, soprattutto per la luce che ho trovato e che ha fatto da cornice perfetta a questa affascinante struttura. 

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