scatti & backstage

Ci sono vari motivi per il quale una fotografia può risultare piacevole: può essere graficamente accattivante, può essere l'immagine di un qualcosa intrinsecamente interessante oppure può raccontare una storia. Se per un attimo cedessimo alla tentazione di classificare quest'immagine come «interessante» (dubito lo sia, ma considerato il fatto che mi sono quasi preso l'influenza per realizzarla, non potevo non pubblicarla), probabilmente lo sarebbe per il terzo motivo.

Questa fotografia racconta la storia di una serata di Marzo a San Giovanni Bianco, durante la famosa festa in onore della Sacra Spina. Ciò che viene raccontato è una serata segnata dalla pioggia che dapprima ha ridotto le persone che hanno raggiunto questo luogo, poi ha anticipato lo spettacolo dei fuochi d'artificio ed infine ha fatto tornare parecchie persone (me compreso) mezze bagnate in auto per non aver preso l'ombrello (per pigrizia, come nel mio caso, o per dimenticanza).
Ciò che vedete in primo piano (e a fuoco) sono le gocce d'acqua sul parabrezza della mia auto, mentre più indietro si vedono le luci che decorano uno dei ponti sul fiume Brembo e la chiesa Parrocchiale di San Giovanni Bianco che, appunto, conserva la reliquia della Sacra Spina. Per dare un po' più di colore all'immagine ho atteso che davanti a me passasse almeno un'auto (della quale si vedono le luci posteriori): la fortuna ha voluto che in contemporanea ad essa, un'altra automobile passasse sul ponte e questo mi ha permesso di ottenere due diverse linee rosse, che hanno dato un po' più di vivacità all'immagine. Per un attimo stavo per cedere alla droga del «bokeh» a tutti i costi, ma fortunatamente sono rinsavito e mi sono portato a f/14 in modo da fornire un'idea del luogo in cui mi trovavo. Per i non addetti ai lavori il bokeh (no, non è l'ultimo ritrovato in fatto di droghe pesanti) è l'effetto (visivamente piacevole) di sfocare parte dell'immagine (in genere lo sfondo) trasformando la realtà in un «cremoso» flusso di colori nei quali i punti luminosi diventano dei grossi cerchi colorati. Il rischio di questo effetto è quello di farsi prendere la mano fino a decontestualizzare completamente lo scatto. Ecco perchè ho scelto un diaframma di f/14: la sfocatura doveva essere visibile ma non troppo accentuata in modo da rendere comunque riconoscibile il soggetto che stavo fotografando. Queste altre due immagini invece sono in un certo senso dei veri e propri clichè: ero indeciso se caricarle o no, visto che internet è pieno di immagini identiche a queste, ma pensando a chi non è della zona, ho realizzato che magari queste fotografie potrebbero essere la presentazione di qualcosa di «nuovo», quindi... Eccole qui!

La chiesa di San Giovanni Bianco che conserva la preziosa reliquia della Sacra Spina    Fuochi d'artificio a San Giovanni Bianco per la festa in onore della Sacra Spina 

PS: guardando soprattutto il primo dei due scatti qui sopra risulta abbastanza evidente la bontà del sensore che monta la K-5 II: un prodotto che (almeno per ora) mi rende sempre più soddisfatto ogni volta che lo prendo in mano. Prima dell'acquisto, guardando alcuni test (eseguiti dal famoso sito dxomark) mi ero stupito dei risultati che questa ex-ammiraglia Pentax è in grado di ottenere in termini di gamma dinamica. A bassi valori ISO, la K-5 II riesce a superare quello che offrono corpi macchina ben più famosi come Canon 5D Mark III, 7D Mark II, 1Dx, Nikon D4s o D750 mentre se la gioca ad armi pari con la D810. Scattare questa fotografia con un'esposizione di 30 secondi ed essere in grado di recuperare tante informazioni nelle zone delle luci, sebbene in modo molto "spannametrico" dimostra che la K-5 II è davvero in grado di fare quello che propone sulla carta! Ben fatto Pentax!

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